Non
si ripeteva mai, all'interno della città, lo stesso disegno di balconi.
C'erano
così tanti balconi che gli abitanti di Lima non lo concepirono
mai come qualcosa fuori dal

comune.
Semplicemente Lima era considerata da tutti gli stranieri come la
città dei balconi. E' così come la storica tedesca Barbara
Dalheimer descriveva, in uno dei suoi libri, il viaggio che fece in
Perù e del suo soggiorno a Lima, una città che sempre
l'attrasse per quello che aveva sentito dire alla fine del secolo
XIX.
Secondo gli storici, i nobili e le persone con una rispettabile
posizione economica che arrivavano alla capitale del virreinato costruivano
le loro case e magioni secondo i canoni architettonici spagnoli arabo-moreschi.
Tra le abitudini di questi immigranti non si vedeva di buon occhio
il fatto che le proprie donne uscissero a passeggiare per la strada.
Per questo i balconi e le finestre svolgevano il proprio ruolo all'interno
delle norme sociali dell'epoca, permettendo alle signore di alto rango
di osservare la vita della città senza uscire dalle case e,
allo stesso tempo offrivano la discezione necessaria. Il disegno corrispondeva
al tipico intreccio del Nord Africa che aggiungeva fresco e ombra
a un clima caldo e senza piogge, comune a Lima e in Marocco.
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