Non
si ripeteva mai, all'interno della città, lo stesso disegno di balconi.
Era
tale il lusso e l'ostentazione dell'architettura di questi balconi
che mai,
all'interno della città, si ripeteva lo stesso disegno: alcuni
aperti senza ante, altri a cassettoni, chiusi o ad angolo, la maggior
parte con gelosie che costituivano la necessaria discrezione degli
sguardi indiscreti. D'altra parte, la maggior parte furono decorati
con ceramiche e mosaici di Seviglia che, con il passare degli anni,
il deterioramento del tempo, i molteplici terremoti e sismi che
scuotevano Lima, furono sostituiti da quelli creoli di uguale finitura.
Piccole
panche erano istallate all'interno dei balconi affinché le
donne sofisticate e le curiose di Lima potessero osservare comodamente
sedute quello che succedeva fuori senza essere scorte. Il Padre
Gesuita Hernabe Cobo, storiografo di Lima, scriveva, censurato,
gli abusi che le dame della società capitalina facevano di
questi balconi.
Erano tanti i balconi e di disegni e dimensioni differenti che sembravano
vere e proprie strade aeree, dando a Lima una nuova e particolare
caratteristica urbana.
Parlando di questi stupendi balconi non si può non accennare
a Bruno Roselli che lottò costantemente per evitare la loro
distruzione, affermando che stavano a Lima come la Torre Eiffel
a Parigi, la Statua della Libertà a New York o Trafalgar
Square a Londra.
Oggi il Municipio Metropolitano di Lima sta portando avanti una
campagna per il recupero dei balconi, convocando le imprese private
affinché, con il lemma "adotta un balcone", siano
ristrutturati e ritornino a risplendere con tutta la magnificenza
della loro epoca d'oro. La proposta è portata avanti da imprese
come Tele 2000, telefonica del gruppo Bellsouth, l'impresa di costruzioni
Graña y Montero o le catene commerciali Wong e Santa Isabel.
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